Museo // Allestimento

Le scelte metodologiche dell'allestimento

  • Dare evidenza alla ricchezza e alla eterogeneità delle fonti
  • Mostrare il carattere costruito e ambiguo dell'etichetta "brigante"
  • Rappresentare il conflitto di interpretazioni che sul brigantaggio si era manifestato
  • La scelta stilistica
  • Crediti

Il museo appare archivio, mostra i contenitori, assomiglia in alcuni suoi tratti ad un magazzino, ad una stanza del collezionista.

Al visitatore è dato di consultare schede, toccare con mano gli oggetti, accostarsi in modo riflessivo al materiale documentario esplorato durante la ricerca.

Un corpus documentario incredibilmente vasto (bandi, notificazioni, proclami, dipinti, incisioni, stampe, fotografie) che è stato individuato, riprodotto e mostrato; patrimonio da incrementare e rendere ancor più efficacemente consultabile da parte di scuole e studiosi nell'apposito silos-archivio.

L'invenzione e il successo del termine "brigante" risalgono agli anni dal 1796 al 1880 circa e si determina un principio per cui il "brigante" rappresenta colui che si oppone all'avanzata del tempo nuovo, che può mostrare un coraggio ed una efferatezza inimmaginabili.

Il percorso espositivo mette in scena, grazie a scenografie concettuali e paesaggi storiografici, pannelli collage e installazioni visuali, le interpretazioni del brigantaggio.

"Storie contese e ragioni culturali" è il titolo dell'esposizione e ribadisce con precisa focalizzazione il conflitto di interpretazioni.

L'esposizione pretende di essere antropologica, o se si vuole in senso ampio etnografica, in quanto suggerisce temi e convenzioni entro cui le vite dei briganti hanno dovuto definirsi.

Molte persone vi si sono dedicate con impegno e creatività. Mi piace qui ricordare la consulenza storica di Antonio Parisella e riconoscere che grande merito e incredibile dedizione hanno mostrato la scenografa Carmela Spiteri, il regista Lorenzo Pizzi e il grafico Alfredo Celaia.

Tre artisti che si sono messi al servizio di un museo scientifico. Sono loro che hanno materializzato idee ed emozioni, che hanno dato forza espressiva all'anilisi culturale.

È grazie a questa convergenza e mescolanza di linguaggi, al carattere inedito delle installazioni esposte, alla cura artigianale delle opere, oltre alla densità tematica, che sento di poter rivendicare per questo museo originalità e sperimentazione.

(testo: Vincenzo Padiglione)

 

Progetto Scientifico, allestimento museografico e testi
Vincenzo Padiglione (Antropologo – Sapienza Università di Roma)

Scenografie
Carmela Spiteri

Progetto grafico e realizzazione pannelli collage
Alfredo Celaia (Art & Pop SRL)

Ricerche e schede
Dario Altobelli (libretti popolari); Raul Antonelli (ufficiali piemontesi e brigantaggio); Fulvia Caruso (opera lirica e fiabistica); Massimo Cattaneo (brigantaggio e insorgenza antifrancese); Emilio Di Fazio (narrativa orale locale); Leonardo Donghi (Archivio di Stato di Roma; censimento briganti locali); Sonia Felici (Bartolomeo Pinelli); Sabrina Giorgi (vite romanzesche e contraccolpi morali) Annalisa Guizzi (filmografia); Anna Iuso (autobiografie); Sofia Donato (letteratura); Carmen Peluso (religiosità popolare); Francesco Staffa (Archivio Stato Maggiore).

Consulenza Storica
Antonello Parisella (Università di Parma)

Collezione Acquistata
Giuseppe Pennacchia

Ideazione e realizzazione diorama
A cura di Massimo Vittucci e dell’Ass. Cult. Alfa Model Club di Roma

Logo Museo
Carlo Angelini (Angelini Design)

Fumetti
Sandro Scascitelli

Ringraziamenti
Giancarlo Baronti, Francesco Barra, Italo Campagna, Simonetta Ceglie, Pietro Clemente, Michele Colagiovanni, Piero Crociani, Michele Ferri, Clara Gallini, Mauro Geraci, Gioacchino Giammaria, Giovanni Kezich, Vito Lattanzi, Renato Mammuccari, Augusto Milana, Marina Miraglia, Sonia Natale, Alessandro Romano, Domenico Scafoglio, Enrico Sturani, Aldevis Tibaldi

Si ringrazia inoltre
Etnomuseo dei Monti Lepini, Archivio Stato Maggiore, ICCD, Archivio di Stato di Roma, Museo della Scala, Archivio Casa Ricordi, Biblioteca Reale di Torino, Istituto Nazionale Per la Grafica, Museo di Roma, Biblioteca Nazionale e le case editrici e le produzioni cinematografiche che hanno pubblicato i testi e realizzati i film citati

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo, progettato da Vincenzo Padiglione, si articola in tre sezioni (Ragioni della Storia, Ragioni del Mito, Ragioni del Luogo) che, pur mettendo in sequenza cronologica le fonti emerse sul tema del brigantaggio, si curano maggiormente di evidenziare l’orizzonte culturale nel quale esse acquistano leggibilità e parzialità, di rispondere a tre domande cruciali:

Ragioni della Storia

Perche tanto e duro accanimento?

Il brigante è l'antimoderno, una presenza arcaica che il Nuovo deve sconfiggere

Nella prima sezione vengono presentate le giustificazioni che per circa cento anni – dalla fine del XVIII secolo alla fine del secolo successivo – resero legittima la repressione dei briganti.

Nei confronti di questi uomini e di queste donne fu condotta una persecuzione spietata, spesso al di fuori della legge.

Il tributo di sangue fu incredibilmente alto.

Ragioni del Mito

Perché tanto e prolungato fascino in Italia e all'estero?

Il brigante impersona il ribelle, l'eroe tragico il personaggio prottoresco

La seconda sezione mette in luce una ben diversa interpretazione del brigantaggio. L’orizzonte culturale che l’alimenta è quello formato dalla comunità cosmopolita di artisti e dalla nascente opinione pubblica, ma anche dai ceti non egemoni.

Sua espressione sono fogli volanti e racconti popolari, opere liriche, testi letterari e teatrali, incisioni e dipinti, sino alla più recente produzione cinematografica.

Ragioni del Luogo

Perché tanto attuale interesse locale?

Il brigante è uno di noi, un guerrigliero che ha difeso il suo paese, la sua patria. Rappresenta un patrimonio di storie di cui riappropriarsi

Nella terza sezione il visitatore incontra un’ulteriore interpretazione del brigantaggio.
Lo scenario espositivo segnala la rilevante e crescente presenza di scritture e iniziative locali.
Ci si accosta al brigante per riappropriarsi della sua storia in quanto risorsa, patrimonio della zona: per rivendicare, cioè, del brigante l’appartenenza comune, la lealtà mostrata ad una cultura locale, ad una terra.

“Terra dei Briganti”; quella localizzazione, che agli inizi dell’Ottocento costituiva un marchio di infamia, diviene ormai, in uno scenario concettuale radicalmente mutato, un segno forte che la storia ha lasciato nella zona, una traccia della memoria da recuperare, un “bene culturale” da valorizzare per turisti e nuove generazioni. In tal modo alla fine del percorso il museo stesso diviene parte ed esito riflessivo della dinamica storico culturale narrata.

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