Il Museo demoantropologico del brigantaggio di Itri, patria del celebre Fra' Diavolo, è stato
realizzato grazie ad un finanziamento dell'Unione Europea per il recupero
e l'ampliamento
di edifici di proprietà pubblica da riadattare a fini culturali.
Nella zona di completamento del centro urbano, in prossimità della
via Appia, esisteva un piccolo edificio ad un piano che aveva funzionato fino
a qualche anno prima come asilo e che giaceva in stato di abbandono.
Il progetto è nato dall'idea di considerare questa preesistenza come
nucleo generatore di una composizione spaziale in cui vecchio e nuovo si integrano
ed armonizzano definendo una diversa unità volumetrica.
Tre nuovi corpi,
ciascuno con una specifica funzione, (la sala polifunzionale, la torre-centro
di documentazione-ufficio ed il book shop) uniti al vecchio
edificio utilizzato come spazio espositivo, definiscono l'organismo museale.
Con essi due quinte semitrasparenti, sui fronti sud ed est della preesistente
struttura, costituiscono una sorta di nuova pelle dell'edificio, concorrendo
alla definizione di una nuova identità.
Quella sud, costituita da un sistema di pannelli, verticali in lamiera forata ed orizzontali in vetro, che di notte sono retro-illuminati, si configura come facciata mediatica, sorta di parete pubblicitaria, segnale a scala urbana dell'essenza stessa del museo. Sul fronte est un telaio in cemento e ferro contiene un reticolo di cavi metallici su cui crescono piante rampicanti. La parete smaterializzata si trasforma in elemento naturale laddove lo spazio esterno si organizza come area a verde attrezzato.
Il cemento a faccia vista acquista un peso significativo
nella definizione delle nuove volumetrie.
Ad esso fanno
da contrappunto di volta in volta il mattone,
il rame ossidato, il ferro ed
il vetro. La preesistente struttura
mantiene invece il trattamento ad intonaco tinteggiato.
L'assenza di una collezione "chiusa" su cui impostare l'idea di allestimento
ha portato ad immaginare un sistema capace di accogliere future implementazioni
di materiali eterogenei. Binari a pavimento ed a soffitto consentono di ubicare
con grande libertà all'interno dello spazio le quattro stanze mobili (debitrici
degli allestimenti scenici di Ronconi) ed i numerosi telai-pannello che costituiscono
l'intelaiatura museografica dell'allestimento museologico.